Amburgo, occupato il campus dopo le proteste: intervengono reparti speciali
Il weekend del 31 ottobre 2026 ha visto un’ondata di proteste e violenze giovanili e sociali attraversare gran parte dell’Europa, con il pretesto del caro vita e dei tagli ai servizi pubblici, la crisi abitativa, le condizioni della scuola e, in alcuni casi, il rifiuto di un eventuale ritorno della leva obbligatoria. In Francia, terzo sabato consecutivo di mobilitazione, all’incirca 320 mila persone sono scese ...
Il weekend del 31 ottobre 2026 ha visto un’ondata di proteste e violenze giovanili e sociali attraversare gran parte dell’Europa, con il pretesto del caro vita e dei tagli ai servizi pubblici, la crisi abitativa, le condizioni della scuola e, in alcuni casi, il rifiuto di un eventuale ritorno della leva obbligatoria. In Francia, terzo sabato consecutivo di mobilitazione, all’incirca 320 mila persone sono scese in piazza secondo il ministero dell’Interno, un numero inferiore rispetto ai weekend precedenti.
Le manifestazioni si sono svolte in larga parte in modo pacifico durante il giorno, ma verso sera gruppi di facinorosi mascherati hanno attaccato le forze dell’ordine con proiettili, petardi e cocktail Molotov a Parigi, Lione, Marsiglia e Tolosa.
In Germania le proteste organizzate dal movimento “Gen Z regelt” hanno coinvolto decine di città e centinaia di migliaia di giovani e col calar della sera la situazione è degenerata in più centri. A Francoforte si sono registrati i disordini più seri: saccheggi di negozi (compresa un’armeria, da cui sono state recuperate le armi rubate), lancio di pietre, petardi e molotov contro la polizia, barricate incendiate.
In Germania la protesta continua anche nella giornata di oggi: nel campus dell’Università di Amburgo un gruppo di all’incirca 50 dimostranti a volto coperto ha bloccato gli accessi all’edificio della Facoltà di Scienze Economiche e Sociali. Utilizzando transenne da cantiere e cassonetti dei rifiuti per sbarrare gli ingressi, i manifestanti hanno esposto bandiere palestinesi e striscioni in lingua inglese per chiedere la liberazione di tutti i popoli oppressi, intonando slogan d’odio e invettive contro le forze dell’ordine.
Hanno gridato “porci poliziotti”, “assassini” e “bugiardi”, invocato “Free Palestine”. Nulla di diverso rispetto a quanto si vede nelle università italiane o di altre città dell’Europa occidentale.
A differenza di quanto avviene in Italia, però, c’è stata una veemente reazione dello Stato: un consistente dispositivo di sicurezza con all’incirca 20 mezzi blindati e le unità speciali per la messa in sicurezza delle prove e gli arresti (BFE) ha cinturato l’area e un cordone di agenti in tenuta da sommossa ha isolato i blocchi per impedire l’arrivo di altri partecipanti. Non sono mancati momenti di attrito e resistenza isolata da parte di alcuni attivisti, che sono stati però facilmente isolati.
Una manifestante con il volto coperto ha affermato all’agenzia di stampa Deutsche Presse-Agentur che tra le altre cose hanno proceduto al blocco perché “un euro su tre finisce nell’industria bellica” anziché nell’istruzione e l’obiettivo dichiarato è esprimere solidarietà con chi sciopera in tutta Europa. Ad alimentare le tensioni ha contribuito anche la prossimità geografica con la scuola Talmud Tora, situata a meno di duecento metri dal luogo dei disordini: lo storico istituto ebraico, chiuso dal regime nazista nel 1942, ospita dal 2007 la scuola Joseph Carlebach per la comunità ebraica locale.
(P.Ngobeni--TPT)