The Peninsula Times - Fenilchetonuria, malattia rara che si può gestire ma va riconosciuta

Johannesburg -
Fenilchetonuria, malattia rara che si può gestire ma va riconosciuta

Fenilchetonuria, malattia rara che si può gestire ma va riconosciuta

Se non trattata può portare aggressività, alterazioni umore. Test a nascita la diagnostica

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E' una malattia rara, ma può essere diagnosticata sin da subito grazie allo screening prenatale, e può essere così adeguatamente trattata. Se non è invece riconosciuta, può rivelarsi molto pericolosa dando luogo a complicanze neurologiche che possono portare a forte aggressività e ad azioni incontrollate. E' la fenilchetonuria (PKU), una patologia metabolica rara di origine genetica a trasmissione autosomica recessiva, che in Italia colpisce in media un nato ogni 5mila. È causata da un difetto del gene PAH, che compromette la produzione dell'enzima fenilalanina idrossilasi. Questo impedisce il corretto smaltimento della fenilalanina, un amminoacido presente negli alimenti proteici, che si accumula nel sangue diventando tossico per il sistema nervoso centrale. In assenza di intervento tempestivo nei primi giorni di vita, l'accumulo di fenilalanina causa danni neurologici precoci e progressivi, provocando grave disabilità intellettiva. Tra i Paesi europei l'Italia registra un'incidenza rilevante, ma oggi, grazie allo screening neonatale obbligatorio - effettuato tramite prelievo di una goccia di sangue tra le 48 e le 72 ore dalla nascita - la diagnosi precoce evita le conseguenze cognitive più severe. Inoltre, esistono diverse terapie farmacologiche per la fenilchetonuria, che si affiancano o integrano la tradizionale dieta ipoproteica. Nonostante questo, la gestione clinica del paziente durante l'arco della vita presenta ancora delle criticità, spesso causate dalla difficoltà di mantenimento del regime alimentare consigliato dagli specialisti e dalla svalutazione dei rischi correlati. Se ne è parlato in occasione di un media tutorial dedicato ad affrontare il peso sociale della patologia e i bisogni insoddisfatti dei pazienti. "Lo screening neonatale e la presa in carico precoce hanno trasformato la PKU da patologia invalidante a condizione cronica gestibile, ma questo successo ha creato negli anni l'illusione che il problema fosse risolto - afferma Alberto Burlina, ricercatore senior dell'Università di Padova -. È importante ricordare che è ancora presente un profondo bisogno medico insoddisfatto: la gestione quotidiana richiede una rigorosa e complessa terapia dietetica a basso contenuto di fenilalanina per tutta la vita, mentre l'assenza di percorsi strutturati di transizione verso l'età adulta porta una significativa quota dei pazienti ad allontanarsi dal monitoraggio clinico, esponendosi a complicanze neuro cognitive e psicosociali a lungo termine. Il mancato controllo nutrizionale, se protratto, può infatti comportare rallentamento cognitivo, difficoltà di concentrazione, aggressività, alterazioni dell'umore e dello stato ansioso". È quindi necessaria, conclude, "un'assistenza multidisciplinare continua, omogenea sul territorio nazionale, capace di accompagnare i pazienti dall'infanzia all'età adulta, favorendo in questo modo l'aderenza alle raccomandazioni."

(F.Skosana--TPT)